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Con la fattura elettronica il fisco tende la mano ai contribuenti (si fa per dire...)


In seguito a tutti gli adempimenti anti evasione a carico di imprese e professionisti imposti a partire dal prossimo anno la vita si farà alquanto dura per tutti. Mi riferisco al cosiddetto spesometro trimestrale, cioè un elenco di tutte le fatture emesse e ricevute da parte di ogni soggetto e alle liquidazioni IVA sempre trimestrali, da inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Unitamente ai pesanti adempimenti sono state previste delle sanzioni pesanti per i trasgressori e per coloro che invieranno dati non esatti.

Contro questo inasprimento degli adempimenti e delle finte semplificazioni che periodicamente vengono imposte ai contribuenti, i Dottori Commercialisti hanno indetto una protesta per il 14 dicembre prossimo a Roma. Ma il problema per i contribuenti permane.

Dalla lettura delle norme però, pare che emerga uno spiraglio, anche se tutt’altro che semplice da sfruttare.

In pratica, per tutti coloro che si avvarranno dal 2017 della fatturazione elettronica, non sarà più obbligatorio l’invio dello spesometro. Ciò in quanto l’amministrazione avrà in ogni caso l’accesso a tutti i dati relativi alla fatturazione e pertanto quello sarà un adempimento inutile. In alternativa alla fatturazione elettronica i contribuenti potranno optare per la trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute, impegnandosi a trasmettere tutti i dati delle fatture (in formato xml), direttamente all’Agenzia delle Entrate.

Cosa c’è dietro tutto questo? In pratica la UE ha fatto passi importanti per diffondere la fatturazione elettronica in ambito comunitario, con lo scopo di conseguire un grosso risparmio in termini di costi per tutte le imprese dell’unione (si parla di 240 miliardi di euro all’anno, entro il 2020, se tutte le fatture saranno in formato elettronico).

Il legislatore italiano, oltre a recepire le raccomandazioni della UE, ha pensato bene di approfittare della ghiotta occasione per impadronirsi di una mole di dati immensa relativa a tutte le transazioni dei contribuenti. Per fare ciò non ha imposto (per ora) l’uso della fattura elettronica, ma ha previsto per tutti quelli che non se ne avvalgono, pesanti e costosi adempimenti al fine di convincerli a cambiare le proprie modalità operative. Già, perché emettere una fattura elettronica non è proprio un gioco da ragazzi, finora si sono cimentati solo i commercialisti per conto dei clienti. Ricordo che la 31.3.2015 è obbligatoria la fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione e gli enti pubblici. In pratica si deve creare un documento in formato xml, contenente una serie di dati e di codici, per poi trasmetterlo al sistema di interscambio SDI, che comunicherà i dati al cliente destinatario della fattura e a cui può accedere l’Agenzia delle Entrate. Lo scopo di avere tutti questi dati in tempo reale, pare che sia quello di favorire la tax compliance con il contribuente, cioè di segnalargli rapidamente l’esistenza di anomalie per suggerirgli di ravvedersi e pagare delle sanzioni ridotte.

Per dare più appeal a chi utilizzerà queste nuove modalità sono previsti anche degli altri bonus, fra cui il diritto al rimborso IVA prioritario, entro tre mesi dalla richiesta e la riduzione di un anno dei termini per gli accertamenti, solo se gli incassi e i pagamenti oltre i 30 € sono fatti con mezzi tracciabili.

Resta però il forte dubbio se la fatturazione elettronica (o la trasmissione di tutti i dati con lo spesometro) unitamente al tentativo di ridurre l’uso del contante favorendo la moneta elettronica, non ci riduca a soggiacere al cosiddetto “Grande Fratello” di Orwelliana memoria. Di certo i nuovi adempimenti saranno complicati e onerosi per i contribuenti e per i commercialisti.

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