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DICHIARAZIONE DEI REDDITI: OCCHIO ALLE VALUTE ESTERE

Anche quest’anno è arrivato il momento di compilare la dichiarazione dei redditi e conseguentemente di versare le imposte dovute al fisco.

Un aspetto su cui concentrarsi, che talvolta viene dimenticato, è quello dei redditi derivanti da investimenti in titoli, valute o altro, realizzati da persone fisiche.

Nel caso abbiate operato tramite banche o broker italiani e abbiate scelto il regime del risparmio amministrato, cioè avete delegato la banca o l’intermediario ad effettuare i conteggi delle imposte dovute sui guadagni e il versamento delle stesse, non andrà dichiarato nulla in dichiarazione dei redditi. Ma ATTENZIONE però agli investimenti in valute straniere diverse dall’euro o criptovalute! In questo caso, se anche avete operato con un conto corrente (magari on line) italiano, non è detto che non dobbiate dichiarare nulla al fisco. Infatti, bisogna valutare l’importo complessivo che avete avuto in giacenza sul conto corrente durante l’anno. Se la giacenza media è stata superiore a 51.645,69 € per un periodo superiore ai 7 giorni lavorativi continuativi, dovrete dichiarare le eventuali plusvalenze realizzate sulle valute durante tutto l’anno solare, al netto delle minusvalenze. Per il calcolo della giacenza media bisogna considerare tutti i conti correnti detenuti dalla stessa persona fisica, in Italia o all’estero, intestati personalmente o cointestati, ivi compresi anche i wallet di Cryptovalute, di qualsiasi tipo.

In caso di superamento della soglia fatidica, l’imposta sostitutiva da pagare è pari al 26% delle plusvalenze realizzate, al netto delle minusvalenze e gli importi vengono dichiarati attraverso la dichiarazione dei redditi, nel quadro RT.

Per stabilire le plusvalenze o le minusvalenze, si precisa che vengono tassate tutte le cessioni a titolo oneroso di valute estere e che anche i prelievi dai suddetti conti sono considerati “cessione”. Inoltre, sono cessioni di valuta anche gli investimenti fatti sul conto corrente, utilizzando la suddetta valuta per acquistare attività finanziarie in valuta. Ad esempio, se ho 20.000 dollari USA sul conto e li utilizzo per acquistare azioni in USD nella Borsa degli Stati Uniti, al momento dell’acquisto, effettuo una cessione di valuta, che va considerata al fine della tassazione. Le valute sono quindi degli asset a sé stanti.

Nel caso di numerose movimentazioni avvenute nell’anno occorre gestire una specie di magazzino delle valute e utilizzare un metodo LIFO, vale a dire, si considera che in caso di cambio o cessione delle valute, le prime ad uscire dal magazzino sono quelle più recenti. Ad esempio, se ho acquistato 100 USD a 1,1 e 100 a 1,2 e ne vendo 150 a 1,3, queste avranno valore di carico di 1,2 per 100 e 1,1 per 50, in quanto uso prima i dollari al cambio degli ultimi entrati. La plusvalenza sarà 20 (1,3*150-1,2*100-1,1*50=20).

Quindi, occorre fare molta attenzione alle valute detenute, anche su conto correnti italiani. Nel caso di risparmio amministrato, la banca comunicherà solo che si è superata la soglia e che bisogna provvedere al calcolo e alla dichiarazione dei redditi e quindi ad effettuare il pagamento.

Quindi il consiglio a chi opera con le valute a fini speculativi è di operare sotto soglia, se possibile in quanto non si dispone di somme elevate, oppure, per chi dispone di depositi di valuta da utilizzare per l’acquisto di azioni o altri investimenti, di far girare molto il capitale in modo da non lasciare sul conto somme liquide superiori al limite di 51.645 € per più di 7 giorni.

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