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La rottamazione dei ruoli fino a 5000 €

Il DL 41 del 2021, meglio conosciuto come Decreto Sostegni, ha previsto una nuova edizione della rottamazione dei ruoli affidati all’Agente della Riscossione fra il 2000 e il 2010. La norma segue la precedente rottamazione del 2018, che aveva previsto lo stralcio automatico dei ruoli fino a 1000 € affidati sempre fra il 2000 e il 2010. In pratica, resta fermo quanto previsto dalla legge precedente, elevando l’importo dei ruoli oggetto di annullamento, ma solo a determinate condizioni reddituali.

Vediamo come funziona in concreto.

I ruoli sono formati dall’Agenzie delle Entrate e dagli altri enti impositori (ad esempio INPS o i Comuni) a seguito dell’accertamento di somme non pagate e dovute quali imposte, sanzioni e interessi. I ruoli vengono resi esecutivi (in precedenza anche le imposte dovute in seguito ad accertamento venivano iscritte a ruolo, ma oggi gli accertamenti sono già esecutivi, quindi riscuotibili anche in via coattiva) e quindi vengono trasmessi ai vari agenti della riscossione, primo fra tutti l’Agenzia Entrate Riscossione.

Ebbene, i ruoli affidati agli agenti della riscossione fra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010, possono a determinate condizioni, essere annullati e quindi rendere non più dovute le somme iscritte a debito.

In primis, l’importo dei ruoli deve essere non superiore a 5000 € per ognuno, comprensivo di sanzioni e interessi. Ad esempio, se la cartella contiene IRPEF anno 2005 per 3000 € sanzioni 900 € e interessi per 500 €, per un totale di € 4.400, potrà essere annullata in toto, se verrà rispettata una ulteriore condizione: il reddito dell’anno 2019 del soggetto intestatario dei ruoli non deve essere superiore a 30.000 €

La rottamazione può essere riferita sia alle persone fisiche, sia giuridiche, cioè società di vario genere. Il limite reddituale è in tal caso riferito alla società a non ai soci.

In attesa delle istruzioni dettagliate che fornirà il Ministero, si può comunque evincere che potrebbero essere annullate anche cartelle originariamente superiori a 5000€ e pagate o sgravate in parte. Ciò che conta è il debito residuo alla data del 23.03.2021 e non il debito originario.

La buona notizia è che non è prevista alcuna attività da parte del contribuente, in quanto la procedura seguirà il suo iter d’ufficio, ovvero sarà l’Agenzia Entrate Riscossione a provvedere all’annullamento. L’unica cautela da parte del contribuente che ha imposte non pagate negli anni precedenti e un reddito 2019 inferiore a 30.000 € sarebbe quella di verificare la possibilità di usufruire della rottamazione, prima di effettuare dei pagamenti nell’anno in corso. Infatti, le somme eventualmente pagate non saranno restituite, nel caso di annullamento del ruolo (anzi, probabilmente non verrà nemmeno annullato).

Ultimo aspetto, che riguarda i contenziosi tributari in atto al 23.03.2021, è che il giudice chiederà la cassazione della materia del contendere con compensazione delle spese. Quindi non saranno dovute le somme in contestazione.

La considerazione finale sulla norma illustrata è come l’impatto sia veramente modesto, in quanto le somme sono esigue e di vecchia data, riferite a casi limite di soggetti con debiti più o meno piccoli che sono riusciti a non pagare per oltre 10 anni (e che quindi non lo farebbero in ogni caso!). Più che un regalo ai contribuenti “evasori” secondo qualcuno, la norma è destinata a permettere le pulizia di Pasqua agli agenti della riscossione, che possono ripulire i propri archivi da crediti ormai inesigibili. Segui gli aggiornamenti su www.ricorsifiscali.it


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