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A chi serve la fattura elettronica.


A meno di tre mesi dal fatidico 1° gennaio 2019 in cui dovrebbe prendere avvio la fatturazione elettronica fra privati, la cosiddetta B2B, la nebbia tende a calare ma molte cose vanno ancora chiarite.

Partiamo pure dal presupposto che un po’ di modernizzazione non potrà che fare bene alle imprese e professionisti italiani e quindi un passo in tal senso è giusto compierlo, ma ciò che lascia perplessi è lo scopo che si vuole raggiungere con l’introduzione di questo strumento.

La UE ha fatto importanti pressioni sugli stati membri per adottare la fatturazione elettronica con lo scopo di contrastare l’evasione dell’IVA a livello comunitario che è stimata attorno a 160 miliardi di euro, di cui un quarto ascrivibile all’Italia. Quindi la misura in corso di introduzione nasce con l’obiettivo di impedire l’evasione fiscale. Ciò non va dimenticato quando ascoltiamo piuttosto frequentemente opinioni favorevoli all’introduzione della e-fattura, soprattutto da parte di società di consulenza e organi amministrativi di grosse società italiane. E’ senz’altro vero che la digitalizzazione delle fatture è un processo positivo per le grandi aziende che si stima risparmieranno cifre importanti, fra 5,5 e 8,2 € per ogni documento emesso. E i risparmi saranno ancora superiori per chi digitalizzerà tutto il processo della supply chain, automatizzando l’intera gestione dall’ordine alla vendita finale. In ogni caso si tratta di un numero di grosse società che è piuttosto basso rispetto alla platea delle PMI, professionisti e partite IVA in generale. I soggetti di maggiori dimensioni, per contro, per raggiungere il risultato stimato dovranno investire parecchie risorse, senza limitarsi ad acquistare e implementare un semplice software in grado di “fare tutto”.

La domanda che sorge spontanea è, visto che la digitalizzazione costituisce una svolta epocale per le imprese, come mai non lo hanno già fatto prima o non sono già in procinto di farlo anche senza precisi obblighi di legge?

E ancora, per quale motivo i contribuenti vengono obbligati a intraprendere determinate scelte organizzative e gestionali solo per consentire al fisco di controllarle meglio? Mi spiego. Il controllo e le verifiche da parte delle autorità competenti sono assolutamente legittimi, ma non so fino a che punto sia lecito imporre determinati comportamenti ai cittadini al fine di essere “spiati” meglio. Vi immaginate una partita a poker a carte scoperte? Tutti i giocatori vedono le carte degli altri. Ma, pensiamo a un tavolo del casinò in cui i giocatori non vedono le carte degli altri, ma dall’alto una telecamera riprende tutto, a fini di controllo. I giocatori si sentirebbero tranquilli o avvertirebbero qualche disagio? Chi può garantire i giocatori che le informazioni non potrebbero passare di mano e finire per avvantaggiare qualche altro player?

E il paragone con la fatturazione elettronica non è così remoto, visto che c’è già chi ha sollevato questioni di privacy, che potrebbero sorgere in caso di furto di dati direttamente negli archivi del fisco (o del sistema di interscambio).

L’impressione è che la fattura elettronica, almeno alle PMI, non serva proprio a nulla e che pertanto la sua introduzione sarà solo un costo, quindi un danno.

Fino a che punto si possono spingere gli obblighi a carico dei contribuenti senza invadere la loro sfera privata?

Di questo passo, mi fa sorridere la previsione che in un futuro neanche troppo remoto, per aprire la partita IVA, potrebbe diventare necessario farsi impiantare un micro chip nel cervello per combattere l’evasione sin dal momento in cui viene pensata!

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